Come ho già accennato nella pagina dedicata al repertorio del Baghèt, non è mai esistita una vera e propria scuola per questo strumento.

I baghetér (suonatori di Baghèt) del passato di fatto imparavano a suonare seguendo altri suonatori e spesso "spiandoli", dal momento che essi erano gelosi della propria abilità.

 

Raramente infatti accettavano un allievo, a meno che questi non fosse un loro parente o che sentissero la necessità di tramandare le proprie conoscenze prima di passare a miglior vita. 

Per questo motivo, unitamente al fatto che il Baghèt è caduto in disuso per decenni durante il XX secolo, è molto difficile sapere come questo strumento venisse suonato in passato. Le uniche testimonianze che abbiamo risalgono a un unico baghetér, che tra l'altro all'epoca in cui tali testimonianze sono state raccolte non era più attivo da circa un ventennio.

Facile quindi presupporre che all'epoca non ricordasse più con precisione la tecnica esecutiva, come sa benissimo chi ha esperienza di pratica musicale. Infatti c'è da sapere che bastano poche settimane per perdere buona parte dell'allenamento necessario a suonare, e dopo pochi mesi si è del tutto incapaci di suonare uno strumento a cui magari si è dedicata buona parte della propria vita. Immaginiamoci quindi cosa può succedere in 20 anni!!!

Il tutto per non parlare del fatto che un solo strumentista non è sufficiente a conoscere l'esatta tecnica esecutiva di uno strumento che veniva imparato per trasmissione orale e che per questo poteva presentare differenze anche significative tra un esecutore e l'altro. 

Anche al giorno d'oggi del resto i baghetér spesso suonano un po' "a caso". Con questo intendo dire che non esistendo una vera e propria scuola con una tecnica strumentale ben definita ognuno cerca di ricavare quello che riesce dal proprio strumento, magari partendo da alcune basi comuni a tutti. Questo però non sempre valorizza al meglio il Baghèt,  e spesso si mettono abbellimenti in modo del tutto arbitrario, senza curarsi troppo se questi sono o meno adatti alla melodia che si sta suonando. 

Per cercare di porre rimedio a questo problema io, forte della mia esperienza con altre cornamuse tecnicamente più evolute, ho passato anni studiando le caratteristiche del Baghèt e del suo repertorio, arrivando a sviluppare una tecnica strumentale più avanzata rispetto a quella usata dalla maggioranza dei baghetér. 

Intendiamoci, non ho trasferito sul Baghèt gli abbellimenti propri di altre cornamuse, ci mancherebbe altro! Ogni strumento ha caratteristiche proprie, e va sempre trattato come un caso a sé, in considerazione delle caratteristiche del suono e del repertorio che lo contraddistinguono.

Quello che ho fatto io è stato invece cercare di porre le basi per un possibile futuro sviluppo di una tecnica comune a tutti i baghetér, esattamente come è avvenuto praticamente per quasi tutte le altre cornamuse.

Il risultato di questa mia ricerca evolutiva è condensato nel metodo didattico "Suna ol Baghèt" (cioè "Suona il Baghèt" in dialetto bergamasco), disponibile in due versioni, in Sol e in Do, le cui rispettive copertine sono queste:

metodo per Baghèt, la cornamusa bergamasca o lombarda

 

metodo per Baghèt, la cornamusa bergamasca o lombarda

Il metodo è disponibile in due versioni semplicemente perché esistono due scuole di pensiero circa la tonalità in cui andrebbe letta la musica per Baghèt, appunto in Sol e in Do. Se avete intenzione di suonare con altre persone che già conoscete è meglio quindi che prima di acquistare il metodo vi informiate sulla tonalità in cui leggono loro. Facendo così almeno potrete usare spartiti comuni a tutti. 

Il metodo è suddiviso in due parti. 

La prima parte, pratica, prevede 21 capitoli con esercizi progressivi mirati all’apprendimento della musica e della tecnica strumentale. Il tutto è corredato da ben 17 brani inediti di difficoltà crescente, che permettono all’allievo di divertirsi suonando veri brani fin dai primi passi. 

La seconda parte invece, teorica, tratta la storia e il funzionamento dello strumento, ne spiega il repertorio e dà consigli pratici sulla manutenzione del Baghèt e sul corretto metodo di apprendimento. 

Il metodo è facilmente acquistabile online, basta una semplice ricerca, oppure può essere ordinato in oltre 4.500 librerie fisiche sparse su tutto il territorio nazionale, tra cui quelle di importanti catene come Mondadori, laFeltrinelli, Hoepli, Fnac e simili.

A questo punto, prima di concludere, voglio parlare un attimo di un problema che mi sta molto a cuore e che purtroppo si presenta nel modo di suonare attuale di molta gente, come in parte ho già spiegato. 

Ritengo che la mancanza di una tecnica comune sia estremamente dannosa per l'immagine del nostro strumento, quasi al pari della mancanza cronica di intonazione che purtroppo contraddistingue buona parte dei gruppi di Baghècc e anche dei singoli baghetér.

Questi problemi, troppo spesso sottovalutati, rendono il Baghèt uno strumento purtroppo ridicolo agli occhi di chi si intende realmente di musica, portandolo a non essere apprezzato come invece meriterebbe se venisse suonato propriamente. Insomma, per farla breve sarebbe decisamente ora di iniziare a vedere il Baghèt come uno strumento vero e proprio, dotandolo di una dignità, invece di relegarlo al ruolo di mero fenomeno folkloristico!!!

Qualcuno ritiene che l'adozione di una tecnica comune limiti la propria espressività musicale. Ora, a parte il fatto che prima di parlare di espressività bisognerebbe avere una formazione musicale degna di questo nome, cosa che spesso non avviene. Comunque una tecnica comune a tutti gli strumentisti non limiterebbe affatto l'espressività individuale, così come del resto avviene per tutti gli strumenti per così dire "classici". Per fare un esempio pratico, due pianisti suonano sempre utilizzando gli stessi elementi tecnici, eppure tra loro può esserci una differenza espressiva davvero notevole!

Mi auguro quindi che prima o poi si arrivi a trovare un accordo che possa unificare tutti gli appassionati di questo strumento, e questo sia a livello di costruzione, che come ho  spiegato altrove presenta ancora troppe differenze tra un artigiano e l'altro, che a livello di tecnica strumentale. 

 

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